Kobato: L’Anime
- March 27th, 2010
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Durante tutta la visione di questo anime mi sono sempre sentito in sospeso, in attesa di qualche colpo di scena che desse la giusta svolta al tono della storia, ma siamo arrivati alla conclusione e posso finalmente dare un giudizio finale, che purtroppo non è proprio positivo. Intanto parliamo un pò del plot: in un giorno di primavera, scende dal cielo in perfetto stile Mary Poppins Kobato, assieme al pupazzo Ioryogi. A quanto pare la missione della ragazza è curare i cuori feriti della gente riempiendo una misteriosa bottiglia con i loro cuori spezzati, che prendono forma di Konpeito (un tipo di caramella giapponese). Se riuscirà a riempire la bottiglia nel tempo stabilito, potrà realizzare il suo desiderio, altrimenti….
L’animazione non è particolarmente brillante, i primi piani sono fatti abbastanza bene ma basta già allontanarsi alla media distanza che i disegni diventano decisamente approssimativi. Le musiche sono adeguate ma niente di più, inoltre una nota va detta sulla canzone che la protagonista canta abitualmente (usando un timbro secondo me eccessivamente infantile), è sicuramente carina ma non avrebbe guastato mettere un repertorio di canzoni invece di riusare sempre la stessa ogni volta, perdendo così l’effetto meraviglia ad ogni “replica”. Anche le sigle raggiungono appena la mediocrità: la sigla iniziale, per quanto musicalmente accettabile, è supportata da un’animazione con un sacco di tempi morti che potevano benissimo essere risparmiati (ad esempio la sequenza in cui kobato corre in mezzo agli alberi), e delle due sigle finali la prima è una banale animazione in 3d, mentre la seconda è uno slideshow di illustrazioni tratte dal manga originale, che grazie a questo diventa la sigla più bella per merito della grandissima bravura delle CLAMP nel realizzare illustrazioni, ma non certo alla produzione dell’anime…
Passiamo al vero punto dolente, ovvero la storia: già dai primi episodi si percepisce che manca qualcosa, ma dato che i personaggi e la storia di fondo mi sembravano interessanti gli ho dato una possibilità, ma col passare del tempo le vicende si sono trascinate senza particolari colpi di scena, e dire che di piccoli e stuzzicanti indizi ne vengono dati (perchè Kobato non può togliersi l’onnipresente cappello? Perchè Ioryogi è costretto a seguirla?). Solo in parte questi quesiti trovano risposta alla conclusione della serie, che lascia le domande forse più interessanti irrisolte. E questo è il maggiore problema della serie: in realtà è la trasposizione animata di un manga ancora incompleto (se non sbaglio siamo ad appena tre o quattro volumetti in giappone), soffrendo quindi di tante questioni irrisolte, rimanendo più un’opportunità per vedere i personaggi di Kobato animati che non altro.
In definitiva, non riesco a dare più della sufficienza a questa produzione: è incompleto e lascia l’amaro in bocca ai fan delle CLAMP, ma d’altro canto non riesco a scendere oltre visto che è un’opportunità di vedere trasposta in animazione almeno una parte delle storie narrate nel manga. Insomma, prendete questa serie per com’è e se vi piace procuratevi l’eccellente edizione italiana del fumetto, sperando che le autrici accelerino la pubblicazione del manga.
La critica più pesante rivolta a questo gioco è senza dubbio l’eccessiva linearità del titolo, che ha eliminato molti degli elementi tipici degli rpg nipponici, prima tra tutte le regolari visite alle città limitando in un certo modo la libertà di movimento del giocatore. Al loro posto, adesso gli acquisti possono essere effettuati direttamente dai punti di salvataggio, in perfetto stile “negozio online”. Sinceramente al momento non sento per niente la mancanza di questo elemento, anche perché nella prima parte del gioco (ovvero fin dove sono arrivato) i personaggi sono dei fuggitivi, quindi avrebbe poco senso girare tranquilli per una città, no? Mi riservo comunque di approfondire la questione quando sarò più avanti nel gioco (nella famigerata parte più “libera”) per vedere se questa mancanza si sente davvero tanto oppure se i designer hanno trovato una geniale soluzione alternativa, come hanno fatto per molte delle nuove idee introdotte in questo capitolo.