Kaichou wa Maid sama!
- June 22nd, 2010
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Inizialmente quando ho letto questo titolo dalla lista degli anime della stagione l’ho inconsciamente scartato perchè pensavo fosse il solito prodotto per otaku assolutamente privo di interesse se non per il fanservice, invece dopo aver letto qualche recensione in giro ho deciso di dargli una possibilità, e decisamente ho fatto bene.
Innanzitutto una doverosa premessa: il “maid” del titolo non si riferisce ad una qualsiasi cameriera, ma alla tipica cameriera dell’immaginario giapponese con vestiti elaborati in stile simile ai vestiti delle cameriere francesi del secolo scorso (oddio, forse ora sono due secoli fa…). Questa figura è così radicata che ultimamente in giappone sono nati molti maid cafè, ovvero locali in cui le cameriere vestono elaborati costumi dalle sudette fattezze.
Torniamo adesso all’anime: la storia parla delle vicende di Misaki Ayuzawa, presidente del comitato studentesco della scuola superiore Seika. Questa scuola era in origine una scuola maschile, ma recentemente è stata aperta anche al gentil sesso, ma proprio per questo la popolazione maschile è ancora in netta superiorità, e le ragazze vengono trattate come una minoranza dai rozzi maschietti. Proprio per questo motivo Misaki decide di impegnarsi e diventare la prima presidente ragazza del consiglio studentesco, decisa a cambiare la scuola e renderla più appetibile anche al gentil sesso. Per far questo applica una politica aggressiva contro i ragazzi, motivo per il quale non è esattamente popolare a scuola tra di essi. Tuttavia oltre ai sui problemi scolastici la nostra protagonista ha anche dei seri problemi nella vita privata: infatti la sua famiglia composta dalla madre e dalla sorella minore è estremamente povera, e per aiutare a mantenere la casa e ripagare i debiti lasciati dal padre Misaki lavora come maid in un maid cafè, il tutto nel massimo segreto anche per gli amici più stretti. Tutto fila liscio finchè un giorno Usui Takumi, uno degli studenti più popolari della scuola, scopre il lavoretto part time della presidentessa, gettandola nell’angoscia. Come diventerà la sua vita scolastica se il suo lavoro come maid diventasse pubblico? Ma col passare dei giorni il segreto non trapela, anzi Takumi inizia a frequentare con regolarità il Maid Latte, ovvero il locale in cui lavora Misaki, dichiarando che questo segreto è il suo “divertimento personale”.
L’anime si sviluppa come una interessante commedia romantica, con Misaki alle prese con i problemi spesso bizzarri che puntualmente si presentano a scuola e al lavoro, aiutata in più di un modo da Takumi che sembra sviluppare un notevole interesse per la bella presidentessa, specie quando veste i panni di maid… La storia rientra nei canoni del genere, e i personaggi principali sono ben caratterizzati con notevole cura e simpatia, molto meno quelli secondari che anche nelle puntate a loro dedicate risultano eccessivamente stereotipati. Anche le situazioni hanno spesso un chè di “già visto”, tranne qualche rara eccezione legata alla natura un pò “otaku” del lavoro al Maid Latte. Le animazioni rietrano in una fascia medio-bassa, buone nelle inquadrature ravvicinate che rappresentano l’80% del totale, ma un pò troppo approssimativo il resto (ho visto una scena in cui delle macchine della polizia che si allontanano in un vicolo sembrano piuttosto delle scatole di cartone semoventi). Le musiche fanno il loro dovere, anche se non sopporto quando nei momenti clù parte la tipica musichetta jpop che spesso trovo decisamente inopportuna.
Quello che rende questo anime più che degno di esser visto nonostante i difetti è l’ottima regia, sopratutto l’uso abbondante delle onomatopee in stile fumetto che riescono a ricreare delle spassosissime gag, specie quando i personaggi pronunciano le onomatopee a voce alta, ad esempio impagabile la scena in cui Takumi fissa Misaki dicendo “jiiiiii”, ovvero l’onomatopea giapponese usata per fissare. Anche l’uso dei fiori così popolare nel genere shoujo non è troppo fastidioso, anzi spesso viene usato in modo divertente, come quando la proprietaria del locale comincia a spargere fiori immaginari gridando “fiori del moe”! Inoltre i personaggi principali possiedono un innegabile carisma che spinge inevitabilmente lo spettatore ad affezionarsi e ad aspettare con curiosità gli sviluppi della storia. Misaki è un pò la classica “tsundere”, dura e inflessibile a scuola, ma assolutamente carina ed a volte impacciata quando viene sorpresa nel suo lavoro di maid, mentre Takumi è il classico bel tenebroso perfetto in qualunque cosa, con una vita privata praticamente segreta, ma con delle fisse che non nega a nascondere che lo rendono molto diverso dallo stereotipo del genere (quando gli chiedono “cosa sei per lei?” e lui risponde “il suo molestatore (stalker)” con quel sorriso beffardo mi sono fatto una grassa risata).
In conclusione non è certo un’anime che cambierà la storia, ma secondo me vale decisamente la pena di seguirlo, sperando che duri più dei canonici 12-13 episodi che caratterizzano la maggior parte delle produzioni recenti.
Ieri ho pensato bene di passare un pomeriggio al cinema, e ne ho approfittato per vedere l’ultimo film di Ridley Scott. Nutrivo molte speranze su questo titolo, sopratutto perchè il film non era la solita solfa trita e ritrita del “ruba ai ricchi per dare ai poveri”, ma sembrava essere impostato come un “prequel” più realistico e crudo rispetto alla leggenda dai contorni fiabeschi che tutti noi conosciamo.
Qualche tempo fa ho avuto modo di giocare ad Heavy Rain, uno dei giochi più discusso di recente per le particolari idee che ne sono alla base, e l’esperienza di gioco mi ha lasciato decisamente spiazzato. Se lo si volesse catalogare, si potrebbe considerare Heavy Rain una “avventura grafica”, anche se decisamente non è un classico punta e clicca: infatti il gioco si presenta con un taglio cinematografico, in cui la pressione di certi tasti al momento giusto decreta il successo o il fallimento delle azioni, e l’evoluzione della storia viene dettata appunto da come si affrontano gli eventi e se li si supera con successo…oppure no.

Durante tutta la visione di questo anime mi sono sempre sentito in sospeso, in attesa di qualche colpo di scena che desse la giusta svolta al tono della storia, ma siamo arrivati alla conclusione e posso finalmente dare un giudizio finale, che purtroppo non è proprio positivo. Intanto parliamo un pò del plot: in un giorno di primavera, scende dal cielo in perfetto stile Mary Poppins Kobato, assieme al pupazzo Ioryogi. A quanto pare la missione della ragazza è curare i cuori feriti della gente riempiendo una misteriosa bottiglia con i loro cuori spezzati, che prendono forma di
La critica più pesante rivolta a questo gioco è senza dubbio l’eccessiva linearità del titolo, che ha eliminato molti degli elementi tipici degli rpg nipponici, prima tra tutte le regolari visite alle città limitando in un certo modo la libertà di movimento del giocatore. Al loro posto, adesso gli acquisti possono essere effettuati direttamente dai punti di salvataggio, in perfetto stile “negozio online”. Sinceramente al momento non sento per niente la mancanza di questo elemento, anche perché nella prima parte del gioco (ovvero fin dove sono arrivato) i personaggi sono dei fuggitivi, quindi avrebbe poco senso girare tranquilli per una città, no? Mi riservo comunque di approfondire la questione quando sarò più avanti nel gioco (nella famigerata parte più “libera”) per vedere se questa mancanza si sente davvero tanto oppure se i designer hanno trovato una geniale soluzione alternativa, come hanno fatto per molte delle nuove idee introdotte in questo capitolo.