Kaichou wa Maid sama!

Kaicho wa Maid samaInizialmente quando ho letto questo titolo dalla lista degli anime della stagione l’ho inconsciamente scartato perchè pensavo fosse il solito prodotto per otaku assolutamente privo di interesse se non per il fanservice, invece dopo aver letto qualche recensione in giro ho deciso di dargli una possibilità, e decisamente ho fatto bene.

Innanzitutto una doverosa premessa: il “maid” del titolo non si riferisce ad una qualsiasi cameriera, ma alla tipica cameriera dell’immaginario giapponese con vestiti elaborati in stile simile ai vestiti delle cameriere francesi del secolo scorso (oddio, forse ora sono due secoli fa…). Questa figura è così radicata che ultimamente in giappone sono nati molti maid cafè, ovvero locali in cui le cameriere vestono elaborati costumi dalle sudette fattezze.

Torniamo adesso all’anime: la storia parla delle vicende di Misaki Ayuzawa, presidente del comitato studentesco della scuola superiore Seika. Questa scuola era in origine una scuola maschile, ma recentemente è stata aperta anche al gentil sesso, ma proprio per questo la popolazione maschile è ancora in netta superiorità, e le ragazze vengono trattate come una minoranza dai rozzi maschietti. Proprio per questo motivo Misaki decide di impegnarsi e diventare la prima presidente ragazza del consiglio studentesco, decisa a cambiare la scuola e renderla più appetibile anche al gentil sesso. Per far questo applica una politica aggressiva contro i ragazzi, motivo per il quale non è esattamente popolare a scuola tra di essi. Tuttavia oltre ai sui problemi scolastici la nostra protagonista ha anche dei seri problemi nella vita privata: infatti la sua famiglia composta dalla madre e dalla sorella minore è estremamente povera, e per aiutare a mantenere la casa e ripagare i debiti lasciati dal padre Misaki lavora come maid in un maid cafè, il tutto nel massimo segreto anche per gli amici più stretti. Tutto fila liscio finchè un giorno Usui Takumi, uno degli studenti più popolari della scuola, scopre il lavoretto part time della presidentessa, gettandola nell’angoscia. Come diventerà la sua vita scolastica se il suo lavoro come maid diventasse pubblico? Ma col passare dei giorni il segreto non trapela, anzi Takumi inizia a frequentare con regolarità il Maid Latte, ovvero il locale in cui lavora Misaki, dichiarando che questo segreto è il suo “divertimento personale”.

L’anime si sviluppa come una interessante commedia romantica, con Misaki alle prese con i problemi spesso bizzarri che puntualmente si presentano a scuola e al lavoro, aiutata in più di un modo da Takumi che sembra sviluppare un notevole interesse per la bella presidentessa, specie quando veste i panni di maid… La storia rientra nei canoni del genere, e i personaggi principali sono ben caratterizzati con notevole cura e simpatia, molto meno quelli secondari che anche nelle puntate a loro dedicate risultano eccessivamente stereotipati. Anche le situazioni hanno spesso un chè di “già visto”, tranne qualche rara eccezione legata alla natura un pò “otaku” del lavoro al Maid Latte. Le animazioni rietrano in una fascia medio-bassa, buone nelle inquadrature ravvicinate che rappresentano l’80% del totale, ma un pò troppo approssimativo il resto (ho visto una scena in cui delle macchine della polizia che si allontanano in un vicolo sembrano piuttosto delle scatole di cartone semoventi). Le musiche fanno il loro dovere, anche se non sopporto quando nei momenti clù parte la tipica musichetta jpop che spesso trovo decisamente inopportuna.

Quello che rende questo anime più che degno di esser visto nonostante i difetti è l’ottima regia, sopratutto l’uso abbondante delle onomatopee in stile fumetto che riescono a ricreare delle spassosissime gag, specie quando i personaggi pronunciano le onomatopee a voce alta, ad esempio impagabile la scena in cui Takumi fissa Misaki dicendo “jiiiiii”, ovvero l’onomatopea giapponese usata per fissare. Anche l’uso dei fiori così popolare nel genere shoujo non è troppo fastidioso, anzi spesso viene usato in modo divertente, come quando la proprietaria del locale comincia a spargere fiori immaginari gridando “fiori del moe”! Inoltre i personaggi principali possiedono un innegabile carisma che spinge inevitabilmente lo spettatore ad affezionarsi e ad aspettare con curiosità gli sviluppi della storia. Misaki è un pò la classica “tsundere”, dura e inflessibile a scuola, ma assolutamente carina ed a volte impacciata quando viene sorpresa nel suo lavoro di maid, mentre Takumi è il classico bel tenebroso perfetto in qualunque cosa, con una vita privata praticamente segreta, ma con delle fisse che non nega a nascondere che lo rendono molto diverso dallo stereotipo del genere (quando gli chiedono “cosa sei per lei?” e lui risponde “il suo molestatore (stalker)” con quel sorriso beffardo mi sono fatto una grassa risata).

In conclusione non è certo un’anime che cambierà la storia, ma secondo me vale decisamente la pena di seguirlo, sperando che duri più dei canonici 12-13 episodi che caratterizzano la maggior parte delle produzioni recenti.

Robin Hood: era meglio in calzamaglia

Ieri ho pensato bene di passare un pomeriggio al cinema, e ne ho approfittato per vedere l’ultimo film di Ridley Scott. Nutrivo molte speranze su questo titolo, sopratutto perchè il film non era la solita solfa trita e ritrita del “ruba ai ricchi per dare ai poveri”, ma sembrava essere impostato come un “prequel” più realistico e crudo rispetto alla leggenda dai contorni fiabeschi che tutti noi conosciamo.

Ed effettivamente per i primi tre quarti del film sembrerebbe che l’obiettivo fosse stato raggiunto: attori ineccepibili, una visione della guerra realistica e cruenta, intrighi di corte, e una moderata ironia di fondo aveva dato al film dei contorni più che piacevoli, tanto che all’intervallo di metà film mi sono alzato per sgranchirmi le gambe soddisfatto dell’esperienza. Il problema purtroppo si è palesato dopo: da un certo punto in poi questo film è diventato la fiera delle boiate, trovate che a stento si possono perdonare in un film per ragazzini di bassa lega, ma che sinceramente dal creatore di Alien non posso proprio tollerare. Non voglio fare spoiler perchè alla fine il film non è malvagio e probabilmente molti saranno disposti a passare sopra certe scelte, se non forse addirittura approvarle, ma i miei amici ed io usciti dal cinema ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “ma che tristezza!!”. Insomma, la più grande pecca di questo film è che sembra scritto da due autori: la prima metà matura e intrigante, la seconda banale e talvolta surreale. Forse avrei potuto uscire un pò meno deluso se tutto il film fosse stato impostato come la parte finale buonista e commerciale, ma questo mix quasi urla al crimine, insomma un’ottima occasione mancata.

Heavy Rain

Qualche tempo fa ho avuto modo di giocare ad Heavy Rain, uno dei giochi più discusso di recente per le particolari idee che ne sono alla base, e l’esperienza di gioco mi ha lasciato decisamente spiazzato. Se lo si volesse catalogare, si potrebbe considerare Heavy Rain una “avventura grafica”, anche se decisamente non è un classico punta e clicca: infatti il gioco si presenta con un taglio cinematografico, in cui la pressione di certi tasti al momento giusto decreta il successo o il fallimento delle azioni, e l’evoluzione della storia viene dettata appunto da come si affrontano gli eventi e se li si supera con successo…oppure no.

Il gioco mi ha preso sin da subito, dimostrando l’ottimo lavoro dei designer sopratutto dal punto di vista della narrazione. Nonostante i comandi non siano spesso dei migliori (muoversi lo trovo un pò spiazzante, mi ricorda un pò i primi resident evil), il gioco riesce perfettamente nel suo intento, ovvero nell’immergere il giocatore nella storia creando davvero una sensazione di “film interattivo” come mai mi era capitato prima. Inoltre non posso che inchinarmi di fronte alla magistrale regia con cui questo titolo è stato realizzato, più di una volta lo schermo è riuscito a trasmettermi le emozioni dei personaggi con una intensità eccezionale, e non voglio proprio mettermi a fare esempi altrimenti rischio di cadere nello spoiler, cosa davvero sacrilega per un titolo simile. Inoltre ho apprezzato il fatto che il gioco comprenda come extra il “make of” sbloccabile man mano che si prosegue, ad esempio non avrei mai immaginato che i personaggi del gioco sono modellati su veri attori assunti per “interpretare” il personaggio del gioco proprio come in un vero film!

Purtroppo però non tutto è oro ciò che luccica, infatti questo titolo ha comunque dei problemi. Per prima cosa, i personaggi: per quanto siano realistici e particolareggiati (specialmente i volti) durante le scene interattive, lo stesso discorso non vale necessariamente per le sessioni “ludiche”. Spesso mi vedo una scena interattiva estremamente realistica, per poi al suo termine trovarmi a comandare un pupazzo che si muove come un pupazzo…. Secondo me questi stacchi così netti minano di molto l’immersione che il giocatore prova nelle scene interattive, dimostrando che l’approccio adottato da questo gioco non è ancora perfetto. Anche a livello ludico ho qualche dubbio: normalmente i tasti da premere sono abbastanza semplici, tanto che ho seguito il consiglio di una recensione di giocarlo fin da subito alla difficoltà più elevata, ma ci sono momenti in cui il gioco chiede davvero delle combinazioni di tasti assurde che richiede alle dita di giocare un insopportabile twister sul pad, spesso fallendo miseramente e creando una fastidiosa frustrazione. Inoltre la soddisfazione che questo gioco procura è davvero breve: ho completato il tutto in circa 10 ore, e per quanto sia possibile rigiocare il gioco facendo scelte diametralmente diverse e sbloccando eventi in precedenza inaccessibili, personalmente non ho la pazienza e sopratutto il tempo di rivedere molte delle scene già viste (e che data la meccanica di gioco non si possono saltare come in un classico videogioco). Inoltre sono rimasto contrariato dal prezzo: 60 euro per un gioco simile mi sembra esagerato, ed in effetti se non l’avessi preso in bundle con la ps3 avrei aspettato di vederlo di seconda mano per provarlo.

In definitiva, Heavy Rain è sicuramente una scommessa coraggiosa nell’attuale panorama ludico, e per questo va premiato, però consiglio di aspettare di trovarlo a 20 o 30 euro di seconda mano, secondo me per quello che offre non vale la pena acquistarlo a prezzo pieno, mi chiedo quando le società di distribuzione capiranno che non sempre vendere videogiochi a certi prezzi gli fa incassare più soldi…

Cacio Cavallo Day

Oggi grazie all’indispensabile apporto di Carlo (che mi benedice con il tagliere nella foto qui di fianco) abbiamo potuto godere di una inusuale pausa pranzo il cui protagonista assoluto è stato il cacio cavallo pugliese con pane e affettati vari annessi. Potrei dire “magari la pausa pranzo fosse così tutti i giorni”, ma mi tratterrò dal dirlo visto che il mio fegato potrebbe non apprezzare il pensiero. Per chi fosse curioso di avere maggiori particolari, qui è disponibile il reportage completo dell’evento fatto da Luca.

P.S. comincio a pensare che stare in mezzo all’Italia abbia i suoi vantaggi…

Buona Pasqua!

Anche quest’ anno è arrivata la pasqua, la prima che passo qui a Roma. Per l’occasione stavolta è salita la mia famiglia, ed ho potuto assaporare la Pasqua in modo “romano”. Decisamente diversa, ma contemporaneamente sempre la stessa, la Pasqua è un momento assolutamente centrale per ogni cristiano che si rispetti, e sono stato piacevolmente stupito dal vedere la chiesa di quartiere strapiena per le celebrazioni pasquali, segno che ancora la cultura cristiana continua a sopravivvere anche se bistrattata dal mondo.

Volevo fare degli auguri magari un pò inusuali, ma più fedeli allo spirito della pasqua: vi auguro che la resurrezione di Cristo sia un evento in grado di manifestarsi in modo concreto nella vostra vita, e che possiate gustare con gioia non solo questo giorno ma anche tutti quelli a venire. Concludo con il saluto che gli ortodossi usano per farsi gli auguri di Pasqua: Cristo è risorto, è veramente risorto!

Kobato: L’Anime

Durante tutta la visione di questo anime mi sono sempre sentito in sospeso, in attesa di qualche colpo di scena che desse la giusta svolta al tono della storia, ma siamo arrivati alla conclusione e posso finalmente dare un giudizio finale, che purtroppo non è proprio positivo. Intanto parliamo un pò del plot: in un giorno di primavera, scende dal cielo in perfetto stile Mary Poppins Kobato, assieme al pupazzo Ioryogi. A quanto pare la missione della ragazza è curare i cuori feriti della gente riempiendo una misteriosa bottiglia con i loro cuori spezzati, che prendono forma di Konpeito (un tipo di caramella giapponese). Se riuscirà a riempire la bottiglia nel tempo stabilito, potrà realizzare il suo desiderio, altrimenti….

L’animazione non è particolarmente brillante, i primi piani sono fatti abbastanza bene ma basta già allontanarsi alla media distanza che i disegni diventano decisamente approssimativi. Le musiche sono adeguate ma niente di più, inoltre una nota va detta sulla canzone che la protagonista canta abitualmente (usando un timbro secondo me eccessivamente infantile), è sicuramente carina ma non avrebbe guastato mettere un repertorio di canzoni invece di riusare sempre la stessa ogni volta, perdendo così l’effetto meraviglia ad ogni “replica”. Anche le sigle raggiungono appena la mediocrità: la sigla iniziale, per quanto musicalmente accettabile, è supportata da un’animazione con un sacco di tempi morti che potevano benissimo essere risparmiati (ad esempio la sequenza in cui kobato corre in mezzo agli alberi), e delle due sigle finali la prima è una banale animazione in 3d, mentre la seconda è uno slideshow di illustrazioni tratte dal manga originale, che grazie a questo diventa la sigla più bella per merito della grandissima bravura delle CLAMP nel realizzare illustrazioni, ma non certo alla produzione dell’anime…

Passiamo al vero punto dolente, ovvero la storia: già dai primi episodi si percepisce che manca qualcosa, ma dato che i personaggi e la storia di fondo mi sembravano interessanti gli ho dato una possibilità, ma col passare del tempo le vicende si sono trascinate senza particolari colpi di scena, e dire che di piccoli e stuzzicanti indizi ne vengono dati (perchè Kobato non può togliersi l’onnipresente cappello? Perchè Ioryogi è costretto a seguirla?). Solo in parte questi quesiti trovano risposta alla conclusione della serie, che lascia le domande forse più interessanti irrisolte. E questo è il maggiore problema della serie: in realtà è la trasposizione animata di un manga ancora incompleto (se non sbaglio siamo ad appena tre o quattro volumetti in giappone), soffrendo quindi di tante questioni irrisolte, rimanendo più un’opportunità per vedere i personaggi di Kobato animati che non altro.

In definitiva, non riesco a dare più della sufficienza a questa produzione: è incompleto e lascia l’amaro in bocca ai fan delle CLAMP, ma d’altro canto non riesco a scendere oltre visto che è un’opportunità di vedere trasposta in animazione almeno una parte delle storie narrate nel manga. Insomma, prendete questa serie per com’è e se vi piace procuratevi l’eccellente edizione italiana del fumetto, sperando che le autrici accelerino la pubblicazione del manga.

Gravatar, l’Avatar accessibile ovunque!

Grazie a Ciccio e ai suoi commenti ho scoperto un servizio davvero interessante, ovvero Gravatar, un sito che permette di accedere ai propri avatar da qualunque parte. Molto spesso quando mi iscrivo su un nuovo forum o servizio online ho il dilemma di come impostare il mio avatar preferito, magari non ho a portata di mano l’immagine sul pc oppure non ricordo precisamente la url su cui ne ho fatto l’upload sul sito, e quindi prima di vedere il mio avatar felicemente funzionante devo perderci un bel pò di tempo. Invece questo servizio costruisce il link al proprio avatar basandosi sull’indirizzo email, quindi se il servizio online a cui ci iscriviamo supporta Gravatar, basterà usare l’email associata all’avatar e questo verrà utilizzato automaticamente! E anche se il servizio non supporta direttamente Gravatar è possibile ricavare facilmente l’url diretta, basta trovare l’md5 dell’indirizzo email (ho provato e ho trovato tanti siti che permettono di calcolare l’md5 con un click) e seguire queste istruzioni, insomma un servizio semplice ma la contempo utilissimo.

Final Fantasy XIII: Prime Impressioni

Finalmente ho potuto giocare a questo atteso gioco, anche se l’attesa è stata minata dalla valanga di recensioni contrastanti che ha ricevuto. Alcune recensioni gli hanno dato ottimi voti, mentre altre lo hanno lanciato nel dimenticatoio senza pietà, e nei forum e nei siti specializzati non è raro trovare commenti poco lusinghieri del tipo “la saga di Final Fantasy ormai non ne azzacca una”. Curioso, ho iniziato a giocare questo titolo con una certa prudenza, preparato a dover malgrado le aspettative dare ragione ai denigratori, ma fortunatamente posso dire che invece l’ ho trovato molto coinvolgente, e adesso vi spiego il perchè.

La critica più pesante rivolta a questo gioco è senza dubbio l’eccessiva linearità del titolo, che ha eliminato molti degli elementi tipici degli rpg nipponici, prima tra tutte le regolari visite alle città limitando in un certo modo la libertà di movimento del giocatore. Al loro posto, adesso gli acquisti possono essere effettuati direttamente dai punti di salvataggio, in perfetto stile “negozio online”. Sinceramente al momento non sento per niente la mancanza di questo elemento, anche perché nella prima parte del gioco (ovvero fin dove sono arrivato) i personaggi sono dei fuggitivi, quindi avrebbe poco senso girare tranquilli per una città, no? Mi riservo comunque di approfondire la questione quando sarò più avanti nel gioco (nella famigerata parte più “libera”) per vedere se questa mancanza si sente davvero tanto oppure se i designer hanno trovato una geniale soluzione alternativa, come hanno fatto per molte delle nuove idee introdotte in questo capitolo.

Qualcuno si lamenta del fatto che per le prime venti ore circa del gioco il percorso sia troppo lineare, ma al riguardo mi trovo d’accordo con le scelte prese dai designer, che hanno pensato questo “lungo prologo” come l’ideale per introdurre e approfondire i personaggi, ed ecco che mi trovo davanti ad una delle critiche su cui non mi trovo per niente d’accordo, ovvero la mancanza di profondità dei personaggi. Molto spesso ho letto di gente che si lamentava del fatto che i personaggi sono i soliti stereotipi giapponesi come visti mille altre volte, ed in effetti vedendone la caratterizzazione grafica ho temuto che questa critica fosse nel vero, però giocando e avendo modo di interagire con i personaggi mi sono dovuto assolutamente ricredere: tutti i personaggi hanno i loro punti di forza e motivazioni, tanto che dopo poche ore il gruppo di divide in 3 gruppi di personaggi con obiettivi diversi, ottimo per me dal punto di vista della narrazione.

Anche il modo in cui la storia e le emozioni dei personaggi si sviluppa è ottimo dal mio punto di vista, durante il viaggio i turbamenti e i pensieri dei vari personaggi affiorano e vengono presentati al giocatore in modo naturale in perfetto stile cinematografico, cosa in cui gli rpg nipponici sono ancora avanti rispetto alle controparti occidentali. Non fraintendetemi, ho giocato con particolare interesse rpg occidentali come mass effect 2, che ho trovato magnifico dal punto di vista di giocabilità e storia, però a pelle posso dire di preferire il modo di raccontare le storie degli rpg giapponesi rispetto a quelli occidentali, nonostante spesso gli rpg occidentali siano più innovativi e curati.

Comunque il campo in cui questo gioco da il meglio di se è sicuramente il sistema di combattimento che reputo letteralmente geniale e che effettivamente è stato recepito dalla stampa di settore come il “perché” del gioco che in molte recensioni ne impedisce la bocciatura totale. La cosa che mi ha fatto piacere di questo sistema è che ha totalmente eliminato le parti “tediose” dei combattimenti classici rimpiazzandoli con nuove meccaniche che rendono il combattimento assolutamente interessante e non ripetitivo. Per esempio, in un tipico rpg nipponico a turni scopri che un nemico è debole al fuoco, e quindi quando è il tuo turno scegli magie->fuoco e gliela spari, invece in ff13 c’è un comando che sceglie automaticamente le abilità/magie più adatte da usare contro un mostro oltre ai classici menù delle abilità. Vi chiederete: “Ma allora i combattimenti si riducono a premere l’attacco predefinito e vincere?”, e qui sta la genialità del sistema, con il sistema degli Optimum. In pratica è possibile assegnare ai personaggi un “ruolo”, che ne influisce il comportamento e le abilità disponibili, per esempio nel ruolo “Attaccante” un personaggio tenderà ad usare attacchi il cui obiettivo è fare più danno possibile, mentre con “Terapeuta” si avranno a disposizione abilità di guarigione per ristabilire il gruppo, ed ovviamente è possibile cambiare facilmente ruoli nel bel mezzo di un combattimento. Così l’attenzione in un combattimento non è più sullo scegliere le abilità giuste da una lista interminabile di abilità, ma riuscire ad adattare i ruoli e la strategia di battaglia al nemico che si affronta, e credo che il sistema di combattimento abbia decisamente centrato questo obiettivo.

In definitiva finora questo gioco si è rivelato un ottimo acquisto, ma siccome sono un inguaribile scettico spero che il tono della narrazione non scenda col passare delle ore e che il sistema di combattimento resti avvincente, probabilmente scriverò qualcos’altro su questo gioco man mano che vado avanti.

Aggiornamento Blog!

Ebbene si, finalmente mi sono deciso ad aggiornare un pò questo sito, la vecchia gestione che avevo sviluppato per gioco lascia spazio al nuovo blog basato su WordPress, spero in questo modo di postare più spesso le mie impressioni e riflessioni, fatemi sapere se avete suggerimenti visto che adesso dovrò passare un pò di tempo a riorganizzare tutto :)

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